Prestatemi orecchio, voi Angarak, perchè io sono Torak, Signore di tutti i Signori e Re dei Re. Inchinatevi davanti al mio Nome e adoratemi con preghiere e con sacrifici, poichè io sono il vostro Dio e il mio dominio si stende su tutti i regni degli Angarak. e grande sarà la mia ira se mi contrarierete.
Io ero prima che il mondo fosse creato. Io sarò, dopo che le montagne si ridurranno in sabbia e i mari diverranno polle stagnannti e il mondo si rattrappirà fino a cessare di esistere. Perchè io ero prima del tempo e sarò dopo di esso.
Dalle distese senza tempo dell'Infinito, io ho rimirato il futuro. E vi ho scorto due Destini, che si dovranno precipitare uno contro l'altro negli interminabili corridoi dell'Eternità. Ciascun Destino era Assoluto, e in quell'incontro finale tutto ciò che è stato, tutto ciò che è e tutto ciò che deve ancora accadere si sarebbero riuniti in un unico Scopo.
E a causa della mia visione, indussi i miei sei fratelli a unire le loro mani e a creare tutto ciò che esiste. Così, avviammo la luna e il sole sulla loro rotta celeste, e demmo la vita a questo mondo; lo coprimmo di foreste e di prati, e creammo animali, volatili e persci per riempire le terre, e i cieli e le acque da noi creati.
Ma nostro Padre non trasse nessuna gioia da questa creazione che io avevo fatto realizzare; distolse il volto dalle nostre fatiche per contemplare l'Assoluto. Mi recai da solo sulle alte vette di Korim, che ora non sono più, e gli gridai di accettare il mio operato. Ma lui respinse l'opera nata per mio suggerimento e mi volse le spalle. E allora indurii il mio cuore contro di lui, e scesi da quel luogo elevato, per sempre privo di padre.
Ancora una volta, mi consigliai con i miei fratelli, e unimmo le mani e creammo l'uomo, perchè fosse lo strumento della nostra volontà. Creammo l'uomo diviso in parecchi popoli, ed a ciascun popolo offrimmo la possibilità di scegliere fra noi il suo dio. E i popoli scelsero, ma nessuno chiese Aldur come suo dio, Aldur che era sempre irritato e scontento perchè non gli concedevamo il dominio su di noi. Allora Aldur si staccò da noi, e cercò di rubarci i nostri sevitori con i suoi incantesimi, ma furono pochi coloro che lo accettarono.
I popoli che appartenevano a me si facevano chiamare Angarak, ed io ero compiaciuto di loro, e li guidai verso gli alti luoghi di Korim, che non esistono più, e rivelai loro la natura dello Scopo per cui li avevo creati.
Essi mi adorarono con preghiere e bruciarono offerte sugli altari; io li benedissi ed essi prosperarono e divennero numerosi. Nella loro gratitudine, mi eressero un altare e mi sacrificarono le loro fanciulle più belle e una parte dei loro giovani più coraggiosi. E ancora io mi compiacqui di loro e li benedissi, ed essi prosperarono più di tutti gli altri uomini della terra e si moltiplicarono numerosissimi.
Ora, il cuore di ALdur era pieno di invidia per l'adorazione di cui io ero oggetto, e lui era tormentato dall'avversione che provava nei miei confronti. Si mise allora a cospirare contro di me nei segreti recessi della sua anima, prese una pietra e vi alitò dentro la vita, in modo che intervenisse a deviare lo Scopo dal suo cammino. E con quella pietra cercò di ottenere il predominio su di me. E fu così che creò Chtrag Yaska, e nel cuore di Chtrag Yaska era sigillato un odio eterno nei miei confronti. E Aldur si tenne in disparte con quelli che chiamava i suoi discepoli e cominciò a studiare in che modo quella pietra potesse dargli il dominio che desiderava.
Io vidi che quella pietra maledetta aveva separato Aldur da me e dagli altri suoi fratelli, e mi recai da Aldur e protestai con lui, pregandolo di togliere il malvagio incantesimo dalla pietra e di riprendere dentro di sé la vita che vi aveva alitato. Feci questo affinchè aldur non fosse più diviso dai suoi fratelli. Si, giunsi perfino a piangere e ad umiliarmi di fronte a lui.
Ma già la pietra malvagia aveva preso possesso del cuore di Aldur, che si indurì contro di me. E io vidi che la pietra creata da Aldur avrebbe tenuto per sempre mio fratello sotto il suo incantesimo, che lo indusse a parlarmi con disprezzo e scacciarmi dalla sua presenza.
Allora, per l'amore che gli portavo e per salvarlo dalla malvagia sequenza di eventi che la mia Visione rivelava, colpii mio fratello Aldur e gli tolsi quella maledetta pietra. E portai via Chtrag Yaska per usare la mia volontà su di essa e per placare la mia malizia racchiusa nel suo interni, e per porre fine alla malvagità per cui era stata creata. E fu così che mi assunsi il fardello della cosa che Aldur aveva creato.
Aldur di adirò contro di me, e andò dai nostri fratelli, pronunciando menzogne sul mio conto. E ciascuno di loro venne da me, e mi parlò con disprezzo, ordinandomi di restituire ad Aldur quell'oggetto che gli aveva contorto l'anima e che io gli avevo tolto per liberarlo dall'incantesimo in cui era caduto. Ma io resistetti.
Allora si prepararono alla guerra. Il cielo fu oscurato dal fumo delle fucine, mentre i popoli da essi dominati forgiavano le armi destinate a versare il sangue dei miei Angarak.Con il giungere dell'estate, gli eserciti si misero in marcia e si addentrarono nelle terre degli Angarak. I miei fratelli incombevano, alti, davanti alle loro schiere.
Ora, io provavo una grande riluttanza a levare la mano contro di loro. E tuttavia, non potevo premettere che violassero le terre dele mi opopolo o versassero il sangue di quanti mi avevano adorato. Sapevo inoltre che da una simile guerra fra i miei fratelli e me, potevano derivare soltanto conseguenze malvage. In quella lotta, i Destini che io avevo visto avrebbero potuto essere messi a confronto prima del tempo, e l'universo sarebbe stato frantumato dall'impatto.
E così, scelsi ciò che temevo, ma che era meno malvagio del pericolo da me previsto. Presi la malederra Chtrag Yaska e la levai contro la terra stessa. In me giaceva lo Scopo di un Destino, mentre lo Scopo dell'altro era racchiuso nella pietra che Aldura aveva creato. Il peso di tutto ciò che è stato o che sarà gravava su di noi, e la terra non potè sopportare quella pressione. E allora il suo manto si lacerò davanti a me e il mare si precipitò ad invadere le terre asciutte, e così i popoli vennero separati gli uni dagli altri, in modo che non si combattessero e che non ci fossero spargimenti di sangue.
Ma la malizia che Aldur aveva intessuta nella pietra era tale ceh essa mi percosse con il fuoco mentre la tenevo alzata per dividere il mondo ed impedire che si versasse del sangue. Mentre le impartivo i miei ordini, essa si' infiammò di un fuoco terribile e mi colpì. La mano con cui la tenevo ne fu consumata, e l'occhio con cui la contemplavo ne fu accecato. Una metà del mio viso fu devastata dal suo fuoco ed io, che ero stato il più bello fra i miei fratelli, divenni orribile a vedersi, e dovetti coprire il mio volto con una viva maschera d'acciaio, per evitare che tutti mi schivassero.
Ero pieno di agonia per il male che mi era stato fatto, e dentro di me viveva una sofferenza che non avrebbe mai potuto trovare requie finchè quell'immonda pietra non fosse stata privata della sua malvagità e non si fosse pentita della sua malizia.
Ma il mare oscuro si stendeva fra il mio popolo e quanti lo avrebbero voluto aggredire, e i miei nemici erano fuggiti in preda al terrore d'innanzi a ciò che avevo fatto. Si, perfino i miei fratelli erano fuggiti dal mondo che noi avevamo creato, perchè non osavamo più misurarsi con me, anche se continuavamo a cospirare con i loro seguaci sotto forma di spiriti.
Allora condussi lontano gli Angarak, nelle desolate lande di Mallorea, e feci construire una possente città in un luogo riparato. Essi la chiamarono Cthol Mishrak, in ricordo delle sofferenze che io avevo patito per loro. E io nascosi la città in una nube che sarebbe sempre rimasta intorno ad essa.
Feci quindi forgiare un cofanetto di ferro, e in esso racchiusi Cthrag Yaska, in modo che quella malvagia pietra non potesse essere libera mai più di scatenare il suo terribile potere di ustionare la carne. Per mille anni e poi mille ancora mi impegnai in una faticosa lotta con quella pietra, cercando di liberarla dalla malizia che Aldur vi aveva infuso. Grandi erano gli incantesimi e le parole di potere che scagliai contro quella cocciuta pietra, ma quando mi accostavo ad essa, il fuoco malvagio continuava a bruciare, ed io sentivo la sua maledizione che avvolgeva il mondo.
Poi Belar, il più giovane e impetuoso dei miei fratelli, cospirò contro di me con Aldur, la cui anima nutriva ancora sentimenti di odio e di gelosia ne miei confronti. E Belar parlò in spirito al suo grossolano popolo, gli Alorns, e li mise contro di me. Lo spirito di Aldur inviò Belgarath, il discepolo in cui lui aveva maggiormente instillato il disprezzo che nutriva per me, perchè si unisse a loro. E gli immondi consigli di Belgarath prevalsero su Cherek, il capo degli Alorns, e sui suoi tre figli.
Mediante malvagia stregoneria, essi oltrepassarono la barriera del mare che io avevo creato, e giunsero di notte, come ladri, nella citta di Cthol Mishrak. Furtivi e astuti, strisciarono nella mia torre di ferro e raggiunsero i lcofanetto che conteneva la malvagia pietra.
Il figlio più giovane di Cherek, che glio uomini chiamavano Riva Morsa-di-Ferro, era stato sottoposto ad un tal numero di incantesimi e di magie che potè prendere la pietra maledetta senza perire. Ed essi fuggirono portandola nell'Occidente.
Allora distrussi la possente città di Cthol Mishrak, obbligando il mio popolo a fuggire dalle sue rovine. E divisi gli Angarak in tribù. I Nadraks li inviai a nord, percheè sorvegliassero la strada da cui erano giunti i ladri; i Thulls, ampi di spalle e adatti a portare pesi, li installai nelle terre di mezzo; i Murgos, i più fieri fra il mio popolo, li mandai a sud. E i più numerosi li tenni con me a Mallorea, perchè mi servissero e si moltiplicassero in previsione del giorno in cui avrei avuto bisogno di un esercito da mandare contro l'Occidente.
Al di sopra di tutti questi popoli posi i Grolims, insegnando loro gli incantesimi e la magia, in modo che diventassro i miei sacerdori e controllasero lo zelo degli altri. E li istruii a tenere sempre accesi i fuochi sui miei altari e ad essere incessanti nei sacrifici in mio onore.
Nella sua malvagità, Belgarath aveva mandato Riva, che aveva con sé la pietra maledetta a governare un'isola posta sul Mare dei Venti. E laggiù Belar fece cadere sulla terra due stelle, da cui Riva forgiò una spada incastonando Cthrag Yaska nel suo pomo.
E quando Riva impugnò la spada, l'universo tremò intorno a me, ed io gridai, perchè la mia Visione era tornata, rivelandomi molte cose che prima mi erano state nascoste. Vidi che la maga figlia di Belgarath sarebbe un giorno divenuta la mia sposa, e gioii. Ma vidi anche che il Figlio della Luce sarebbe disceso dai lombi di Riva e che sarebbe diventato lo strumento del Destino che si opponeva a quell'altro Destino che dava a me il mio Scopo. Sarebbe quindi venuto il giorno in cui mi sarei svegliato da un lungo sonno e i due Destini si sarebbero scontrati, perchè rimanesse un solo vincitore e un solo Destino. Non mi fu però svelato chi sarebbe sopravvissuto.
Meditai a lungo su quella Visione, ma non mi fu rivelato altro. E trascorsero mille anni e più.
Chiamai quindi a me Zedar, un'uomo saggio e giusto che era fuggito davanti alla malvagità degli insegnamenti di Aldur ed era venuto da me per offrirmi i suoi servigi. Li inviai alla corte del Popolo del Serpente, che dimora fra le paludi dell'Ovest. Il loro dio era Issa ma era pigro e dormiva, affidando i suoi fedeli, che si facevano chiamare Ny-Issani, alla sola guida della loro regina. E Zedar le fece alcune offerte, che la appagarono. E la regina inviò dei sicari come emissari alla corte dei discendenti di Riva, dove essi uccisero tutta la famiglia, con l'eccezione di un bambino che scelse di gettarsi in mare e che affogò.
La Visione aveva quindi errato, perchè come poteva nascere il Figlio della Luce, se non rimaneva nessuno che potesse generarlo?
E così mi ero accertato che il mio Scopo sarebbe stato realizzato e che la malvagità di Aldur e dei suoi fratelli non avrebbe distrutto il mondo di cui io avevo provocato la creazione.
I Regni dell'Occidente, che si sono affidati ai consigli e agli inganni dei loro malvagi dei e di stregoni altrettanto malvagi, verranno schiacciati nella polvere e io tormenterò coloro che hanno cercato di negare la mia esistenza e di confondermi, e moltiplicherò le loro sofferenze. E saranno umiliati e si prostreranno dinnanzi a me, offrendosi come sacrificio sui miei altari.
E il tempo verrà in cui io avrò la Sovranità e il dominio di tutta la terra e tutti i popoli saranno miei.
Perstatemi orecchio, popoli, e temetemi. Inchinatevi al mio cospetto e adoratemi, perchè io sono Torak, per sempre Re dei Re, Signore dei Signori e unico Dio su questo mondo di cui io ho causato la creazione.
(Tratto da "La Fine del Gioco")