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Jin, Shari e Sabamiki

Ginepro dal tronco trattato con la tecnica Shari

La vetustà ed il carattere di un albero si esprimono pienamente, solo dopo che esso ha raggiunto una certa età. L'espressione della maturità della pianta vengono espresse molto spesso da "sventure" che ha vissuto, come rami rotti o secchi, tronco scavato o forato (pensiamo agli ulivi).
Vi sono diversi metodi, nel dare forma ai bonsai, che fanno apparire l'alberello piu vecchio e contemporaneamente compensano gli errori di forma. I giapponesi li distinguono fra jin, shari e sabamiki.
Sono tecniche di alto livello e piuttosto complicate ma soprattutto pericolose per la pianta se mal applicate. Un'operazione sbagliata potrebbe compromettere per sempre la forma della pianta. E' quindi necessario avere le idee ben chiare prima di agire.

Jin

Con il metodo jin, i rami spezzati e morti vengono conservati per mantenere l'aspetto generale del vostro bonsai simulando quello che, in effetti, succede nella realtà.
Invece di tagliare i rami completamente, potete prima escoriarli, appuntirli con della carta vetrata e spalmarli con dell'acido citrico diluito o del decolorante per mobili, che oltre a conferire al ramo il colore del legno morto, contemporaneamente lo proteggono contro la germinazione.
I bonsai che crescendo si sono allungati a dismisura, possono dare l'impressione di essere più corti rimuovendo anzitutto le foglie o gli aghi dalla cima, la quale sarà escoriata e in seguito trattata con lo stesso metodo.
Il metodo jin è adatto per per tutte le conifere ed alcuni latifogli.

Shari

Ginepro dal tronco quasi completamente trattato con la tecnica Shari

Col metodo shari i rami o il tronco, a volte anche le radici esterne, si scortecciano solo parzialmente.
Tramite questa tecnica di escoriazione e possibile dare ai bonsai un aspetto molto interessante e antico. Sulla parte anteriore della pianta si rimuove una striscia di corteccia, partendo dall'alto verso il basso. Per rimuovere meglio la corteccia bisogna staccarla intagliandola prima verticalmente con un coltello affilato. Dopodichè si liscia il legno con della carta vetrata, come per il metodo jin, e si applica l'acido citrico o del decolorante per mobili.
Lavorate con cura e fate attenzione ad applicare il decolorante solo sulle parti scortecciate del bonsai.

Sabamiki

I bonsai trattati con il metodo sabamiki danno l'impressione d'essere particolarmente vecchi e maestosi.

Dremel è la marca con cui ci si riferisce a questi utensili rotativi ad altissima velocità utilizzati spesso per le rifiniture di Shari o Sabamiki

Ci rammentano quegli alberi che già da secoli affrontano le forze della natura, in montagna o in zone costiere. Sabamiki significa tronco cavo o spaccato. Con questa tecnica "a spacco" potete imitare le forme che si trovano in natura; essa è particolarmente adatta per albicocchi, ulivi e ginepri. Se possedete un bonsai dal tronco danneggiato, incavatelo ulteriormente nel punto danneggiato con uno scalpello e sucessivamente trattatelo come con le tecniche jin e shari. Alcuni esperti di bonsai, per ottenere la forma sabamiki, talvolta strappano un ramo anteriore non desiderato ed allargano il foro formatosi, con uno scalpello. Tutti questi lavori si eseguono d'estate, di modo che le ferite si secchino rapidamente ed il decolorante penetri bene nel tronco. Adoperate sempre un coltello affilato e lisciate il legno con la carta vetrata prima di applicare il decolorante.
Ripetete la decolorazione ogni due anni per proteggere le parti scortecciate dalla putrefazione e per mantenere la colorazione chiara.

Preparazione

ATTENZIONE:
Le esalazioni che nascono dalla preparazione del licquido jin se aspirate sono altamente tossiche e nocive. La preparazione va tassativamente effettuata in un luogo aperto ed utilizzando tutte le protezioni e precauzioni necessarie.




Il licquido jin è una soluzione che viene usata non solamente per sbiancare i legno morto sui bonsai ma soprattutto ha un'azione fungicida e di protezione del legno per impedire che questo marcisca. Ecco gli ingredienti per preparare il liquido jin:
100gr di grassello di calce (è quella usata per intonacare. Non ha limiti di durata purchè venga protetta dal gelo.) 200gr di zolfo (quello usato per le solfatazioni nei vitigli) e 700gr di acqua, oppure stessi ingredienti nelle medesime proporzioni.
E' meglio utilizzare un contenitore di vetro o pentole antiaderenti. Questi naturalmente andranno tenuti da parte e non riutilizzati in cucina nemmeno se ben lavati.
Si comincia mettendo l'acqua e la calce nel recipiente e portandola ad ebollizione. A questo punto si aggiunge poco alla volta lo zolfo mescolando e tenendo sempre l'acqua in ebollizione. A zolfo sciolto la soluzione dovrebbe avere un colore ambrato marrone-rosso. La calce rimarrà sempre sul fondo in un leggero strato vischioso.
Fatto raffreddare il licquido va filtrato con un filtro di carta o una calza di nylon e conservato (con un adesivo simile a quello qui sopra riportato e fuori dalla portata dei bambini) in bottiglie scure . La luce col tempo farebbe ossidare il solfato di calcio idrato facendo precipitare il gesso sul fondo, ed in questo modo il composto diverrebbee inutilizzabile.
Quando si utilizza non è pericoloso ma macchia vestiti e pelle. Importantissimo è proteggere la parte non trattata della pianta e le radici con carta velina o simili. Per sbiancare ulteriormente il legno si può aggiungere all'ultimo momento della tempera bianca.

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