Ginepro dal tronco trattato con la tecnica Shari |
Con il metodo jin, i rami spezzati e morti vengono conservati per mantenere l'aspetto generale del vostro bonsai simulando quello che, in effetti,
succede nella realtà.
Invece di tagliare i rami completamente, potete prima escoriarli, appuntirli con della carta vetrata e spalmarli con dell'acido citrico
diluito o del decolorante per mobili, che oltre a conferire al ramo il colore del legno morto, contemporaneamente lo proteggono contro
la germinazione.
I bonsai che crescendo si sono allungati a dismisura, possono dare l'impressione di essere più corti rimuovendo anzitutto le foglie o gli
aghi dalla cima, la quale sarà escoriata e in seguito trattata con lo stesso metodo.
Il metodo jin è adatto per per tutte le conifere ed alcuni latifogli.
Ginepro dal tronco quasi completamente trattato con la tecnica Shari |
I bonsai trattati con il metodo sabamiki danno l'impressione d'essere particolarmente vecchi e maestosi.
Dremel è la marca con cui ci si riferisce a questi utensili rotativi ad altissima velocità utilizzati spesso per le rifiniture di Shari o Sabamiki |
|
Il licquido jin è una soluzione che viene usata non solamente per sbiancare i legno morto sui bonsai ma soprattutto ha un'azione fungicida e di
protezione del legno per impedire che questo marcisca. Ecco gli ingredienti per preparare il liquido jin:
100gr di grassello di calce (è quella usata per intonacare. Non ha limiti di durata purchè venga protetta dal gelo.)
200gr di zolfo (quello usato per le solfatazioni nei vitigli) e 700gr di acqua, oppure stessi ingredienti nelle medesime
proporzioni.
E' meglio utilizzare un contenitore di vetro o pentole antiaderenti. Questi naturalmente andranno tenuti da parte e non riutilizzati in cucina nemmeno se ben lavati.
Si comincia mettendo l'acqua e la calce nel recipiente e portandola ad ebollizione. A questo punto si aggiunge poco alla volta lo zolfo mescolando e
tenendo sempre l'acqua in ebollizione. A zolfo sciolto la soluzione dovrebbe avere un colore ambrato marrone-rosso. La calce rimarrà sempre sul
fondo in un leggero strato vischioso.
Fatto raffreddare il licquido va filtrato con un filtro di carta o una calza di nylon e conservato (con un adesivo simile a quello qui
sopra riportato e fuori dalla portata dei bambini) in bottiglie scure . La luce col tempo farebbe ossidare il solfato di calcio idrato facendo precipitare il gesso sul fondo,
ed in questo modo il composto diverrebbee inutilizzabile.
Quando si utilizza non è pericoloso ma macchia vestiti e pelle. Importantissimo è proteggere la parte non trattata della pianta e le radici con carta
velina o simili. Per sbiancare ulteriormente il legno si può aggiungere all'ultimo momento della tempera bianca.